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Vendita ai maggiori di 18 anni: I semi e gli altri prodotti commercializzati sono destinati alla vendita esclusiva ai maggiori di 18 anni.

Nello stato spagnolo i semi di Cannabis non sono soggetti a fiscalizzazione: La commercializzazione e il possesso di semi d

Vendita ai maggiori di 18 anni: I semi e gli altri prodotti commercializzati sono destinati alla vendita esclusiva ai maggiori di 18 anni.

Nello stato spagnolo i semi di Cannabis non sono soggetti a fiscalizzazione: La commercializzazione e il possesso di semi di Cannabis non costituisce reato. Il seme di Cannabis non rientra nel concetto legale di Cannabis stabilito dalla Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli Stupefacenti del 1961 e non è inclusa nelle rispettive Liste Annesse. Detta Convenzione, nell’articolo 1.b dispone quanto segue: per cannabis si intende le sommità fiorite o con frutto della pianta di cannabis (ad eccezione dei semi e delle foglie non unite alle sommità). Allo stesso modo nell’art. 28, si stabilisce quanto segue: “la presente Convenzione non è applicabile alla coltivazione della pianta di cannabis destinata esclusivamente a fini industriali (fibra e semi) o orticoli”.

I semi di Cannabis commercializzati da Sweet Seeds all’interno del territorio spagnolo sono oggetti da collezionismo e preservazione genetica: È espressamente proibito l’utilizzo dei semi e di tutti gli altri prodotti commercializzati con fini non conformi alla legislazione vigente.

Coltivazione illegale: La legislazione spagnola definisce delitto gli atti di coltivazione, elaborazione o traffico o tutti gli altri che in qualsiasi maniera possano promuovere, favorire o facilitare il consumo illegale di droghe tossiche, stupefacenti o sostanze psicotrope, e come sanzione amministrativa l’esecuzione di atti di piantagione e coltivazione illeciti di droghe tossiche, stupefacenti o sostanze psicotrope in luoghi visibili al pubblico, quando non costituiscano un reato penale.

Consulti la legislazione vigente nel suo Paese di residenza: Le legislazioni nazionali riguardanti la commercializzazione e possesso di Cannabis, la sua coltivazione e il consumo di Cannabis, differiscono molto da un Paese ad un altro. In alcuni Paesi il semplice possesso o commercializzazione di semi di cannabis è illegale. Alcuni Paesi puniscono gli atti di coltivazione, mentre altri li consentono con finalità industriali, scientifici, di insegnamento, medicinali o di autoconsumo. Se si trova fuori dallo Stato spagnolo consulti la legislazione vigente in quel luogo concreto.

i Cannabis non costituisce reato. Il seme di Cannabis non rientra nel concetto legale di Cannabis stabilito dalla Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli Stupefacenti del 1961 e non è inclusa nelle rispettive Liste Annesse. Detta Convenzione, nell’articolo 1.b dispone quanto segue: per cannabis si intende le sommità fiorite o con frutto della pianta di cannabis (ad eccezione dei semi e delle foglie non unite alle sommità). Allo stesso modo nell’art. 28, si stabilisce quanto segue: “la presente Convenzione non è applicabile alla coltivazione della pianta di cannabis destinata esclusivamente a fini industriali (fibra e semi) o orticoli”.

I semi di Cannabis commercializzati da Sweet Seeds all’interno del territorio spagnolo sono oggetti da collezionismo e preservazione genetica: È espressamente proibito l’utilizzo dei semi e di tutti gli altri prodotti commercializzati con fini non conformi alla legislazione vigente.

Coltivazione illegale: La legislazione spagnola definisce delitto gli atti di coltivazione, elaborazione o traffico o tutti gli altri che in qualsiasi maniera possano promuovere, favorire o facilitare il consumo illegale di droghe tossiche, stupefacenti o sostanze psicotrope, e come sanzione amministrativa l’esecuzione di atti di piantagione e coltivazione illeciti di droghe tossiche, stupefacenti o sostanze psicotrope in luoghi visibili al pubblico, quando non costituiscano un reato penale.

Consulti la legislazione vigente nel suo Paese di residenza: Le legislazioni nazionali riguardanti la commercializzazione e possesso di Cannabis, la sua coltivazione e il consumo di Cannabis, differiscono molto da un Paese ad un altro. In alcuni Paesi il semplice possesso o commercializzazione di semi di cannabis è illegale. Alcuni Paesi puniscono gli atti di coltivazione, mentre altri li consentono con finalità industriali, scientifici, di insegnamento, medicinali o di autoconsumo. Se si trova fuori dallo Stato spagnolo consulti la legislazione vigente in quel luogo concreto.

» Approfondimenti » Educazione strategica » Se ti capita di poter contribuire al progetto di una scuola nuova
Luca De Biase
15/02/2018 06:23
4 Min Read
15/02/2018 06:23
4 Min Read

Se ti capita di poter contribuire al progetto di una scuola nuova, da dove cominci?

La domanda non è retorica. Chiedo ai gentili commentatori di questo blog di contribuire. Tra l’altro, i loro commenti, volendo, potrebbero andare anche nelle Stivaletto Mou Eskimo Dreamcatcher in montone nero hbrands neri Pelle 944vm43zs
al Sole 24 Ore del sabato, quelle dedicate all’innovazione.

Comunque, da dove si comincia per pensare una scuola nuova? Non è una circostanza che capita spesso. Ma in questo periodo storico può succedere con maggiori probabilità. Perché tutte le conseguenze del grande cambiamento socio-economico in atto sembrano convergere nell’idea che occorre un salto di qualità culturale. Le persone hanno bisogno di gestire meglio la grande quantità di informazione disponibile senza dipendere troppo dalle piattaforme che per ora la filtrano con algoritmi abbastanza banali. Le aziende hanno bisogno di persone che abbiano una preparazione piuttosto specialistica ma nello stesso tempo le persone hanno bisogno di entrare in azienda con una mentalità strategica, in modo da non dipendere troppo dalla veloce obsolescenza delle tecnologie e delle organizzazioni: soft e hard skills sono necessarie insieme, ma come si imparano? E poi i formatori hanno bisogno di formazione nuova se devono superare la limitatezza degli obiettivi specificatamente legati alla loro disciplina e ampliare il loro contributo a tematiche culturali più complesse. Infine, occorrono nuovi linguaggi e luoghi di incontro perché lo scambio non sia limitato a echo-chamber di pregiudizi tribali ma trovi il modo di conoscere ciò che è inaspettato: l’approccio di ricerca alla conoscenza è consustanziale con i valori originari della rete, come dice Stefano Moriggi , ma nella congiuntura attuale è vagamente subordinato a un approccio consumistico.

Ebbene, in questo contesto da dove si parte per fare una scuola nuova?

Seguiamo un ragionamento per trovare il punto di partenza. Sulla base di un assunto: il punto di partenza per progettare una nuova scuola dovrebbe essere il risultato principale che si vuole ottenere.

Verrebbe in mente che una scuola nuova insegna in modo nuovo. Certo, occorre insegnare qualcosa di nuovo e con un metodo nuovo. Viene in mente Start2impact tanto per fare un esempio. Ma è da lì che si parte? In realtà, l’insegnamento nuovo si progetta pensando l’apprendimento nuovo. È il risultato che conta. Ma come si apprende in modo nuovo? Tenendo conto del fatto che si deve apprendere la materia specialistica ma anche una mentalità adatta a fare gioco di squadra, a lavorare in autonomia, a sviluppare senso critico (le classiche soft skills delle quali tutti parlano): evidentemente non bastano i manuali e le spiegazioni frontali, occorrono esperienze. Alla prima riunione dell’Alleanza per il lavoro del futuro in si è parlato di questo in effetti. Perché l’apprendimento di soft e hard skills sembra necessario appunto al lavoro del futuro. Ma allora il punto di partenza per pensare una scuola nuova – cioè il risultato principale che si vuole ottenere con una scuola nuova – non è neppure l’apprendimento nuovo ma la preparazione al lavoro del futuro? Una scuola può essere un sistema per prepararsi al lavoro? Probabilmente no, perché il lavoro è una parte seppure importante della vita, la scuola prepara al lavoro ma anche alla vita civica, alla socializzazione più in generale, alla costruzione di una visione del mondo. Verrebbe da dire che forse l’obiettivo di una scuola nuova è favorire il processo che porta le persone a trovare il modo di esprimersi compiutamente nella società di oggi e di domani. Essere autori della loro vita. La scuola come sistema abilitante per lo sviluppo completo di ciascuno. Obiettivo impossibile, probabilmente, perché questo ha bisogno non tanto di apprendimento quanto di valori e pratiche diffusi in una comunità di pari che riconoscano il valore di ciascuno mentre i loro mentori e le loro guide spronano le persone a tirar fuori il meglio di sé. Ebbene, forse la scuola è il luogo nel quale quella comunità e quelle guide si possono creare e incontrare attraverso una serie di attività e di esperienze, condotte dentro e fuori la scuola, in un periodo libero e creativo della vita. Allora il risultato maggiore di una scuola, dunque il punto di partenza per pensare il progetto, è la comunità?

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Per rafforzare i consumi e la crescita del Pil, occorre rimettere i soldi in tasca agli italiani, ponendo al centro delle politiche economiche il rafforzamento del potere d’acquisto delle famiglie. Cavolo! Vuoi vedere che stavolta la imbroccano? Confesercenti, in occasione dell’assemblea annuale, ha proposto al governo un Patto per i salari che permetta di applicare ai futuri incrementi retributivi contrattuali la detassazione attualmente riconosciuta ai premi di produttività. Fanno quattro conti e…”si recupererebbero così 10 miliardi di reddito disponibile”. Non paghi, vanno fino in fondo: “Un intervento che, a regime, ci farebbe guadagnare mezzo punto di crescita dei consumi e di Pil in più all’anno. Infine arzigogolano: ” Senza incidere sull’equilibrio dei conti pubblici, perché la detassazione insisterebbe su un gettito fiscale che deve ancora essere messo a bilancio, essendo legato ad incrementi retributivi futuri”. Secondo le simulazioni condotte da Cer Eures per Confesercenti, l’estensione della detassazione permetterebbe alle famiglie, a fronte di ogni incremento aggiuntivo della retribuzione del 2% in termini reali, di recuperare 10 miliardi di reddito disponibile, con effetti positivi sulla crescita, sul tessuto imprenditoriale e sull’occupazione: permetterebbe infatti la nascita di 5mila imprese del commercio in più e la creazione di 60mila posti di lavoro. Dunque, 10 mld per ogni incremento aggiuntivo della retribuzione del ‘2% in termini reali, bastano? Ma come, ma quando, se il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2013 risulta ai livelli di 25 anni fa? l’Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che, in quello stesso anno, il reddito disponibile risultava pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988. Dunque, ammesso e non concesso che lo Stato, con i buchi di bilancio che si ritrova, possa detassare quegli impropabili 10 miliarducci questi sarebbero del tutto insufficienti per ripristinare l’efficienza di quegli smilzi portafogli per fare la spesa. Si la spesa, quella con cui si fa la crescita e che quando non si fa colpisce proprie le Pmi del commercio, che sono state letteralmente decimate. Tra il 2011 ed il 2016, ci sono state ben 267mila chiusure, in media 122 al giorno. Guardando al mercato del lavoro, peggio che andar di notte: dal 2007 ad oggi, imprenditori, lavoratori in proprio e collaboratori familiari sono passati da 4,3 milioni a 3,7, con una perdita secca superiore di 600mila unità. Nello specifico, si sono perduti 81mila imprenditori in senso stretto, 78mila lavoratori in proprio con dipendenti, 336mila senza dipendenti e 108mila coadiuvanti familiari. Già, i portafogli smilzi riducono la spesa; la mancata crescita riduce invece il numero dei portafogli: bella no?

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